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La Bioetica
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L'amore per gli animali è bello e costruttivo solo quando deriva dal più vasto e generale amore per tutto il mondo delle creature viventi. Solo coloro che hanno questo tipo di sentimento possono dare il loro affetto agli animali senza pericolo morale. L'essere umano che, disilluso e amareggiato dalla debolezza degli uomini, toglie il suo amore all'umanità e lo riversa sugli animali commette un grave peccato, una perversione sociale. L'odio verso l'umanità e l'amore per gli animali formano una pessima combinazione.
Comprendere gli animali vuol dire studiare il loro comportamento per conoscerlo bene e rispettarlo. Tale comprensione deve essere costruita sulla sensibilità, contenuta nei limiti della ragione, senza cadere nell'errore di attribuire agli animali atteggiamenti antropomorfici. Il rapporto tra l'uomo e l'animale assume un carattere morale. Il rispetto sincero per l'animale deve risultare dalla ripugnanza degli uomini non solo per i massacri, le crudeltà o le inutili vessazioni palesi, ma anche per lo sfruttamento, che denuncia la vanità e l'arroganza della ragione umana e sempre più sottomette l'animale all'uomo, rendendolo oggetto di speculazione e di lucro e sottoponendolo alla sua tirannia.
Tutte le creature viventi sono soggette alla sofferenza. La capacità di soffrire è direttamente proporzionale al grado raggiunto nella scala evolutiva. Ciò è vero in special modo per le sofferenze psichiche. Sono, infatti, gli animali più intelligenti quelli che soffrono psichicamente per la costante prigionia. La cattività è particolarmente pesante per animali che, prima di incontrare l'uomo, avevano a disposizione l'immensità degli oceani o territori vastissimi.
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Chi ammaestra i delfini sostiene che essi sono felici negli zoo marini e sono contenti di eseguire gli esercizi che sono stati loro insegnati. Nel circo il domatore afferma che i suoi animali sono contenti di compiere le acrobazie che divertono il pubblico, c
osì come l'addestratore di cavalli da equitazione dice che essi si esibiscono muovendosi volentieri nelle figure del dressage o compiendo i percorsi di salto ostacoli e l'allenatore dei cavalli da corsa che sono felici di sottoporsi allo sforzo della gara per stabilire chi arriva primo. Possiamo concedere a tutti costoro il beneficio della buonafede, sebbene, in questo caso, essa derivi dall'ignoranza. Secondo questo modo di vedere, però, diventa altrettanto giustificato sostenere che i carcerati sono contenti perché in prigione giocano al pallone o a pallacanestro o eseguono dei lavori. Resta, poi, da chiedersi come mai in tanta felicità esistano casi come quello del delfino, che, in una improvvisa crisi di disperazione, si suicida sbattendo ripetutamente il capo contro il muro della vasca che lo tiene prigioniero o l'altissima percentuale di manifestazioni neurotiche dei cavalli tenuti nelle scuderie, affetti da svariati tic nervosi come quello di appoggio e quello aerofagico, il ballo dell'orso ecc. causati dalla riduzione dello spazio vitale e dalla privazione della libertà.
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