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Intervista a Bernard Rollin sull'etica veterinaria


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Intervista a Bernard Rollin sull'etica veterinaria
(di Carlo Faillace)

Bernard E. Rollin, Professor, PhD, Columbia University
Colorado State University- Department of Philosophy
University Distinguished Professor
Professor of Philosophy
Professor of Physiology
University Bioethicist

Il Prof. Rollin è uno dei più importanti studiosi dei diritti animali. Tra i vari compiti accademici ha anche quello di insegnare etica veterinaria. Oltre ai numerosi articoli sulla storia della filosofia, sulla filosofia del linguaggio, sull'etica e sulla bioetica è anche l'autore di: Natural and Conventional Meaning (1976), Animal Rights and Human Morality (1981 & 1993), The Unheeded Cry: Animal Consciousness, Animal Pain and Scientific Change (1988), Farm Animal Welfare (1995); The Frankestein Syndrome (1995), An Introduction to Veterinary Medical Ethics (1999) e ha curato i due volumi di The Experimental Animal in Biomedical Research (1989 & 1995).


Dinanzi ai cambiamenti etico-sociali, che stanno caratterizzando la nostra cultura sin dalla seconda metà del ventesimo secolo, come si pone il problema etico nella professione veterinaria moderna?

La questione morale più complessa che oggi i veterinari devono affrontare è quella dei loro obblighi nei confronti degli animali. Mentre tutte le altre barriere morali, quali obblighi nei confronti dei clienti, verso i colleghi, verso la società e verso se stessi sono abbastanza ben definiti nell'etica sociale, sino a poco tempo fa il problema dei propri doveri verso gli animali è stato praticamente ignorato dalla società e da una consenziente etica sociale. Ciò che altrove ho definito come la questione fondamentale dell'etica veterinaria (Rollin, 1978) si riassume così: Ha il veterinario un obbligo primario di lealtà nei confronti del cliente o dell'animale? Sono gli animali di per se stessi degli oggetti morali o diventano una preoccupazione morale solo in quanto animali di qualcuno? Il modello ideale per il veterinario è quello del meccanico o quello del pediatra?
Se una persona porta l'automobile dal meccanico e questo stabilisce che la riparazione del veicolo avrà un costo di cinquemila dollari è più che accettabile che il proprietario esclami: "Cinquemila dollari! All'inferno! Portatela allo sfascio!". Se, invece, un genitore porta il suo bambino dal pediatra e il medico stabilisce che per guarirlo è necessario un intervento chirurgico che costa cinquemila dollari, è certo che il pediatra non permetterà al genitore di esclamare: "Che vada all'inferno! Rottamatelo! Ne posso fare un altro."

Ritiene che l'etica sociale abbia tradizionalmente imposto un modello più vicino a quello meccanico?

Nella nostra etica sociale tradizionale (e nel sistema giuridico che anche oggi riflette quell'etica) gli animali sono una proprietà e la loro cura è essenzialmente lasciata all'individuo o, più precisamente, all'etica personale dell'individuo. Questo stato di cose porta naturalmente al modello meccanico. Se, perciò, il proprietario di un animale di affezione desidera sopprimere un animale sano per futili motivi, il veterinario non può intercedere. Se un agricoltore non desidera spendere il suo denaro per curare la malattia o la lesione di un suo animale, il veterinario può molto poco per fargli cambiare idea. Fino a poco tempo fa, se i ricercatori non volevano che ai loro animali venisse somministrato un analgesico post operatorio, il veterinario non poteva obbligarli a somministratre degli anti dolorifici. I proprietari dei cavalli sportivi si sono sempre aspettati dai veterinari la somministrazione di farmaci che possono migliorare le prestazioni dei loro animali, anche se nel lungo termine danneggiano la loro salute e il loro benessere. E così via.

La società, almeno storicamente, quale interesse ha dimostrato per la cura degli animali?

La cura degli animali è stata sostanzialmente lasciata ai proprietari, con l'etica sociale praticamente muta su questo punto. L'unica eccezione è stata la proibizione, da parte dell'etica sociale, della cosciente, inutile, sadica, atroce e deliberata inflizione di dolore e di sofferenza agli animali o della arbitraria negligenza nei loro confronti non fornendoli di cibo e di acqua. L'etica sociale che si oppone alla crudeltà nei confronti degli animali può dirsi antica quanto la nostra civiltà. Condanne contro la crudeltà nei confronti degli animali le troviamo nella Bibbia, nella Grecia antica, tra i filosofi medievali; ogni società civile ha leggi che la proibiscono.

Ritiene che l'etica sociale nei confronti delle cure per gli animali sia stata per tradizione minimalista?

Si, perché si è concentrata solo su anormalità e devianze, mai sugli usi ordinari, accettati come "necessari", che possono essere causa di dolore e di sofferenza. Certe pratiche "accettate" o "normali" nel campo dell'agricoltura, della caccia, dello sport, della ricerca, della sperimentazione e quant'altro sono rimaste invisibili per le leggi anti-crudeltà e per l'etica. Le leggi anti-crudeltà, inoltre, non vengono prese molto sul serio dalla polizia e dai magistrati, specialmente nei sistemi giudiziari sovraffollati.

Quali le prospettive? Come può evolversi l'etica veterinaria?

Attualmente si sta cercando di fare in modo che la polizia e la magistratura prendano sul serio gli atti di crudeltà nei confronti degli animali, poiché la ricerca scientifica ha confermato la stretta connessione tra questa e gli abusi nei confronti delle donne e dei bambini.. I veterinari vengono riconosciuti come individui chiave quando si ha a che fare con la crudeltà verso gli animali e si sta cercando di ottenere una norma giuridica che li obblighi a denunciare i casi di crudeltà. Tale legge aiuterebbe i veterinari a evitare il contrasto etico che sorge tra l'essere obbligati a rispettare un rapporto confidenziale e l'essere obbligati a denunciare le crudeltà e gli abusi. L'obbligo giuridico di tale denuncia toglie l'onere dall'etica personale del veterinario e lo pone sull'etica sociale.

Qual è il maggior problema per l'etica sociale nei confronti della crudeltà verso gli animali?

Il problema principale dell'etica sociale contro la crudeltà è quello che essa è concettualmente inadeguata a cambiare sia l'uso che la società fa degli animali sia gli interessi sociali per quest'uso.


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