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Premessa
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La nostra attività volge tutta intorno al cavallo e quindi è specifica e tecnica, dato che le problematiche equestri richiedono una preparazione ben particolare e non improvvisata. Siamo, quindi, occupati a rispondere a quesiti sia individuali che generici di carattere allevatoriale, di addestramento, di metodo di monta, di allenamento, di benessere e così via, che riguardano i cavalli.
Ho ritenuto utile, però, aprire una pagina con un argomento diverso, ma parallelo e necessario, unendomi alle associazioni che sono seriamente e attivamente impegnate nella lotta contro la caccia e collaborare con loro non solo perché sotto l'aspetto morale l'attività venatoria è ingiustificabile, ma perché costituisce un vero e grave pericolo per l'incolumità delle persone. Basti pensare che durante la stagione scorsa ha causato 50 morti e 94 feriti.
Questo riguarda da vicino anche noi cavalieri, domenicali e non. Chi, infatti, vuole godere con il proprio cavallo di una passeggiata nel bosco e chi pratica il turismo equestre o il trecking o si prepara per le gare di fondo corre dei seri rischi durante la stagione venatoria. Questi rischi possono essere diretti, se arriva una fucilata addosso e si è impallinati, e indiretti se un colpo di fucile viene sparato nei pressi e il cavallo si spaventa e reagisce come noi tutti sappiamo, creando altissime probabilità di lesioni al cavaliere o a se stesso.
Serio pericolo corrono anche i cavalli al pascolo, perché i cacciatori, che non rispettano né i beni né le proprietà altrui, entrano nei recinti e sparano anche in mezzo agli animali al pascolo . Ho trovato io stesso dei capanni costruiti con rami e frasche per mimetizzazione proprio nelle radure dove pascolano i cavalli. E' inutile stare qui ad elencare tutti i danni e i pericoli che ciò comporta, poiché sono ben noti e immaginabili a tutti. I cacciatori, inoltre, tagliano i fili delle recinzioni. I cavalli potrebbero uscire dai recinti e causare danni a terzi per i quali è ritenuto responsabile il proprietario del fondo e chi ha in custodia gli animali.
In collaborazione con le altre associazioni impegnate nella lotta alla caccia, stiamo preparando una lista dei luoghi dove l'attività venatoria è maggiormente praticata per evitare che in quelle zone si pratichi il turismo equestre, si traccino ippovie, percorsi per attacchi ecc. a salvaguardia della incolumità di persone e cavalli.
Vi lascio alla lettura dell'articolo e della documentazione. Ai fatti dell'articolo ha fatto seguito una denuncia, che verrà pubblicata non appena perfezionata con i referti dei medici veterinari e delle analisi svolte dalla ASL veterinaria di zona.
Link ad associazioni seriamente impegnate.
www.cacciailcacciatore.org (qui troverete anche l'associazione Vittime della Caccia)
www.abolizionecaccia.it (sito della sede nazionale della Lega per l'Abolizione della Caccia)
www.unaecoanimali.it (sito del movimento UNA)
www.enpa.it (il sito dell'ENPA, ente nazionale per la protezione animali)
www.no-alla-caccia.org
www.covoprieca.com
www.animalisti.it
www.lida.it
www.centopercentoanimalisti.com
Sono state sporte denuncie anche per manomissioni e tagli dei fili spinati delle recinzioni.
C.F.
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| Caccia |
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di Carlo Faillace.
Questa immagine, che doveva essere soltanto la fotografia di un sentiero nel bosco percorribile a cavallo, ha oggi acquistato per me un significato particolarmente triste. E' l'ultimo ricordo visivo che mi è rimasto di Birillo, il mio Yorkshire fedele e grintoso, che non si allontanava mai da casa e si avventurava nel bosco solo per accompagnare me. Nella fotografia Birillo cammina avanti e, in una interpretazione successiva ai fatti, forse sentimentale (ma perché no?) sembra andarsene via, come chi si allontana dopo il commiato, verso il proprio destino. Pochi giorni dopo Birillo è morto, sotto casa, per aver ingerito veleno sparso in giro da qualche gentiluomo cacciatore. Come lui altri quattro dei miei cani hanno trovato la morte per avvelenamento nel giro di pochi giorni e nel bosco ho trovato una bellissima volpe anche lei uccisa dal veleno.
Non voglio portare in piazza il dolore che pesa nel mio cuore per la perdita di fedeli amici innocenti, raccolti per strada e sottratti al destino dell'abbandono e del randagismo. Quella è una sofferenza che riguarda solo me. Ritengo, però, opportune alcune considerazioni che, anche se non nuove per chi sinceramente ama gli animali e condanna l'immoralità dell'attività detta caccia., vanno tuttavia ripetute, affinché giovino.
Il leone e la tigre, come qualunque altro predatore e come l'uomo nello stadio evolutivo primitivo, uccidono per mangiare e sopravvivere. Lo stesso non si può dire dell'uomo che oggi uccide per sport e per piacere. Solo nell'era moderna la caccia è stata considerata uno sport da fare per puro divertimento. Una attività che non è sfuggita all'attenzione della psicanalisi, la quale ci dice che l'uso delle armi da fuoco rappresenta una rivendicazione della virilità dell'uomo: la carabina è un pene apportatore di morte. Il cacciatore moderno vorrebbe dimostrare la sua virilità nello stupido, insensato, crudele assassinio dei nostri fratelli animali. L'ostentazione e il vanto di questo surrogato di virilità si manifesta eclatante in quelle orrende parate di macchine rigate del sangue di animali uccisi, esposti sui cofani.
Nelle società antiche primitive la uccisione di un animale richiedeva una espiazione. L'uomo che lo aveva ucciso in un modo o nell'altro doveva pagare per tale morte. L'Animalicidio, come lo ha chiamato Levy Bruhl, era considerato della stessa gravità dell'omicidio e chi uccideva un animale doveva sottoporsi a una purificazione per ristabilire l'ordine naturale che il suo atto aveva sconvolto, anche se causato da necessità.
Il cacciatore moderno cerca di giustificare una sua attività ludica, moralmente ingiustificabile, mascherandosi dietro l'amore per la passeggiata all'aria aperta e per il contatto con la natura. E allora, perché passeggiare con un fucile? E' sufficiente un bastone da montagna per accompagnare il passo o una macchina fotografica per catturare le immagini che tanto commuovono lo spirito poetico del cacciatore.
Oltre a queste, ci sono, peraltro, delle altre considerazioni e degli interrogativi ancora più pragmatici.
Se, per esempio, desidero acquistare una pistola per detenzione e, molto eventualmente, come deterrente o per difesa personale, (motivo giustificato dal fatto che vivo in un contesto piuttosto isolato), trovo un gran numero di difficoltà burocratiche, esami medici, moduli da riempire per domande alla prefettura, vagliate dai carabinieri e così via. Finisco per rinunciare e poi può darsi che comunque mi direbbero che è meglio non avere un'arma in casa. Più rapido e sicuro, allora, è richiedere la licenza di caccia. Quella la danno con estrema facilità, quasi te la tirano dietro, e così puoi comprare tutti i fucili che vuoi. L'assurdo sta nel fatto che a una persona che vuole un'arma con la chiara intenzione di uccidere, e nell'uccidere prova piacere e divertimento, viene facilmente concesso di averla e di andarci in giro. Queste persone, poi, che così facilmente vengono armate, sono, in grande maggioranza, arroganti, maleducate e pericolose, prive di riguardo per i diritti di proprietà, come dimostrano i fatti riportati nelle cronache dei giornali. Se alle loro intrusioni dannose il proprietario si lamenta, viene minacciato. Si deve tollerare che, dopo aver subito minacce, individui armati girino per le nostre proprietà?
E' tollerabile che un cittadino non possa passeggiare tranquillamente nel bosco, magari di sua proprietà, se non preceduto dal suono di una campanella, come un lebbroso, per avvertire della sua presenza , per non correre il rischio di prendersi una fucilata?
E' tollerabile che un allevatore rischi di perdere i suoi animali perché si spara in mezzo a loro che pascolano e il rumore della fucilata, causando panico, li costringe a fuga precipitosa che, in terreni montani, scoscesi, è fatale per la loro incolumità? Un caso, questo, particolarmente pericoloso per i cavalli, specialmente se nevrili.
E' tollerabile che i recinti vengano tagliati lasciando, in tal modo, che gli animali al pascolo escano e magari causino dei danni per i quali è ritenuto responsabile il proprietario e chi ne ha la custodia?
E' tollerabile che all'aprirsi della caccia si debbano chiudere in voliera i piccioni, perché altrimenti vengono tutti uccisi?
E' tollerabile che per difendersi in qualche modo si deve chiudere il fondo secondo regole che sanno d'imposizione e che comportano un notevolissimo impegno economico?
Quale fiducia si può avere in un Potere che si dimostra incapace di applicare e di far rispettare la legge nei confronti di pratiche illegali come il bracconaggio ( diffusissimo in una provincia come quella di Pesaro-Urbino), come la violazione dei limiti delle riserve demaniali e di tutte le altre azioni della caccia teoricamente vietate?
Che succederebbe se un boccone avvelenato finisse nelle mani di un bambino? I bambini, si sa, portano tutto alla bocca. E allora? Che difesa si può avere nei confronti di cacciatori, liberi di entrare nella proprietà altrui e danneggiare alberi da frutta e culture? Si può vivere in continuo stato di allerta? Chi ci garantisce da questi continui soprusi?
Chi ci protegge dalla irresponsabilità dei cacciatori che sparano agli uccelli migratori favorendo così la diffusione dell'influenza aviaria?
Questi fatti e problemi sono ben conosciuti da chi vive in campagna e forse meno da chi vive in città. Sia gli uni che gli altri, però, sono uniti nella condanna dell'assassinio degli animali e costituiscono la grande maggioranza degli italiani, che per l'83% sono contrari alla caccia. Essendo maggioranza si ha la forza di fermare questa forma di degrado e di inciviltà. Tale forza sta nel voto. Cerchiamo di comportarci da cittadini maturi. Non andiamo a votare come chi va allo stadio per fare il tifo per una squadra per motivi passionali. Andiamo a dare il voto a chi ha un programma e idee e serietà che ci convincono. Non votiamo colori, ma uomini. Non diamo il voto ai parlamentari o aspiranti politici che sono in favore della caccia o sono succubi o manipolati da interessi o da ottiche di voto o addirittura cacciatori. D'altro canto, quali garanzie etiche può dare chi è incline a uccidere per divertimento? Per l'uomo morale, ha scritto Albert Schweitzer, la vita è sacra di per se stessa.
L'uomo non ha il diritto di comportarsi come un dittatore indiscusso e di disporre della natura e dei nostri fratelli non umani a suo piacimento.
C.F. tutti i diritti riservati. Vietata la pubblicazione integrale o parziale senza autorizzazione dell'autore
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| Legge ingiusta e incivile |
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Vivo isolato in un contesto di cacciatori e vivo sulla mia pelle i problemi della caccia. Ho cavalli e capre che dovrebbero poter pascolare in pace. La mia proprietà, però, è costantemente violata da gentiluomini che vanno a caccia e che non hanno remore a sparare in mezzo agli animali, hanno ucciso tutti i miei piccioni e vivo in costante apprensione per i germani reali, le oche e le galline faraone, che vivono con me non per essere mangiate, ma per vivere secondo i loro diritti. Naturalmente a loro piace andare a razzolare nel bosco, ma quando apre la caccia devo tenerli tutti chiusi perché la loro vita è in pericolo.
Per difendermi dall'arroganza e dai pericoli che il cacciatore rappresenta, ho restaurato un recinto a fili spinati che chiudeva il fondo già prima che ne avessi il possesso. Ho poi apposto delle tabelle che portano la scritta DIVIETO DI CACCIA.
Naturalmente i fili spinati sono stati continuamente danneggiati dai gentiluomini che vanno a caccia. Devo occuparmi di controllare le chiusure in continuazione e su una estensione di chilometri, perché la chiusura riguarda una ventina di ettari, la cosa è complicata e non si può vivere non facendo altro che controlli.
Ultimamente ben cinque dei miei cani sono stati avvelenati da bocconi lasciati in giro appositamente dai gentiluomini cacciatori.
Questi gentiluomini, inoltre, hanno fatto esposti presso la guardia provinciale (guardiacaccia) perché la mia tabellazione è abusiva e la mia recinzione di chiusura non è esattamente come dovrebbe essere, dato che i fili spinati sono arrugginiti e qualche palo cede se ci si appoggia contro.
I fili, però stanno al loro posto e se non li si taglia reggono. I pali stanno conficcati nel terreno e se non li si spinge e scuote non cadono.
La chiusura è al suo posto e indica chiaramente la volontà che non si entri nel fondo.
In alcuni punti i gentiluomini hanno tagliato i fili (peraltro dove erano nuovi) e li hanno asportati e così sostengono che attraverso la mia recinzione si può passare senza toccare i fili.
Il guardiacaccia mi avvisa che farà verbale di sanzione nei miei confronti perché sottraggo una parte di territorio alla caccia. Ignora, però, che l'articolo 21 della legge 157 sulla caccia, al comma a) stabilisce che l'esercizio venatorio è vietato nei terreni adibiti ad attività sportive. (vedi denuncia del 19 settembre 05), che è proprio l'attività che qui svolgiamo e da tutti conosciuta e comunque visibile perché abbiamo un grande maneggio in sabbia e tondino per lavoro alla corda.
Prima dice che la recinzione deve essere fatta a rete alta m.1,20. Poi legge una norma che porta come esempi di recinzione un muro o uno specchio d'acqua largo almeno tre metri. Poi conclude che si può fare anche a fili spinati, ma che in fondo è tutto uguale, perché se vogliono tagliano sia la rete che i fili.
La chiusura del fondo con recinzione nuova a rete costa un patrimonio. Comunque non è sufficiente a dare garanzie. Se la nostra proprietà viene violata non abbiamo difesa. E chi ci dà i soldi per difenderci? Se non abbiamo il denaro occorrente per le recinzioni siamo in balia di chi si comporta illegalmente. E quando ci fanno dei danni, come si fa a sapere chi è stato? Anche se colto sul fatto ( e la cosa è davvero complicata) prima che arrivi qualche autorità il cacciatore è arrivato in Perù.
Ho scritto al Sindaco del luogo chiedendogli di interdire la caccia almeno nella zona che ho in possesso, perché svolgo una attività di riaddestramento di cavalli e non posso correre il rischio di prendere una fucilata o che il cavallo si spaventi causandosi danni o recandoli a me, se lo sto abituando alle passeggiate nei boschi per trovargli un utilizzo come cavallo da passeggiata o da trecking o da endurance. Naturalmente il Sindaco è al servizio dei cacciatori e non tiene alcun conto delle mie richieste.
Mentre io vengo sanzionato per proteggere la mia proprietà e la mia attività, i bracconieri se la ridono e operano a rotta di collo e i campi e i boschi si illuminano dei loro fari. Dove sono i guardiacaccia? Ma la legge è solo a favore di questa gentaglia? Chi mi fa minacce può poi entrare tranquillamente armato nella mia proprietà?
Carlo Faillace
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| Richiesta di ordinanza al Sindaco |
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Al Sig. Sindaco di Apecchio
Sig. Stefano Cristini
Municipio di Apecchio
61042 Apecchio (PU)
2 settembre, 2005-09-02
Il sottoscritto Prof. Carlo Faillace, nella funzione di Presidente della PROEQUO, (Organizzazione per la Protezione del Cavallo, iscritta nel registro delle organizzazioni di volontariato, assessorato servizi sociali, sezione ambiente, natura e animali), in riferimento alla sentenza del TAR del Lazio del 14 febbraio 2005, II sez. ter.,
CHIEDE
di emettere ordinanza d'interdizione dell'attività venatoria nell'ambito del podere nominato Le Spogne, sito nel comune di Apecchio, sede operativa della PROEQUO, per motivi di ordine pubblico e a garanzia dell'incolumità di persone e di animali domestici.
E' infatti compito della nostra Organizzazione quello del ricovero, recupero e riabilitazione di cavalli ritenuti non più idonei allo svolgimento di attività sportive o a causa di patologie motorie o a causa di comportamenti caratteriali dovuti a cattivo addestramento e uso. Gli animali, perciò, non vengono solo tenuti al pascolo, ma vengono montati e lavorati per riaddestramento. Nel lavoro di rieducazione di un cavallo da corsa per destinarlo a un utilizzo più tranquillo come quello della passeggiata o del trecking si utilizzano i sentieri del bosco nell'ambito della sede operativa e non è ammissibile che animale e cavaliere debbano correre seri rischi a causa degli spari improvvisi di cacciatori. Tali spari rappresentano anche un grave pericolo per il cavallo, in genere particolarmente nevrile, che viene riaddestrato in maneggio, e per il cavaliere. Al rumore si aggiunge la ricaduta a pioggia dei pallini, che colpendo il cavallo costituiscono un ulteriore motivo di panico e pongono in pericolo l'incolumità di cavallo e cavaliere.
Si chiede, inoltre, alla S.V. di interdire nell'ambito del Comune di Apecchio, l'attività venatoria nei confronti di uccelli migratori e ciò in considerazione della rapida propagazione che sta avendo l'influenza aviaria. Il virus, infatti, viaggia con gli uccelli migratori e non è certo una buona idea sparare a uccelli infetti e poi portarli in giro a casa e in macchina. Le epidemie vanno previste.
In attesa di un Suo sollecito provvedimento, ringrazio per l'attenzione.
Carlo Faillace
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