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E' un assassinio teatralizzato. Per diventare spettacolo la morte del toro deve essere lenta e il suo sfiancamento progressivo, mantenendo una forza apparente senza la quale la vittoria finale perderebbe di lustro. La soluzione più idonea al raggiungimento di questo scopo è quella di far diminuire lentamente il volume sanguigno dell'animale. A differenza del cavallo, il toro non è dotato di una buona irrorazione sanguigna, che, ridotta a una trentina di litri, ne fa un povero corridore. Per evitare di far uscire a fiotti i 20 litri di sangue necessari a far morire il toro, il matador mira all'emorragia interna e profonda. La mancanza d'ossigeno causata dall'emorragia si raddoppia per il soffocamento polmonare.
I cavalli vengono offerti alle corna del toro, il quale, sventrandoli, conferma la sua reputazione di ferocia e così il suo castigo è giustificato.
Ciò che è scandalosamente illogico e iniquo è che un errore diventi persistente grazie alla sua antichità , la quale anziché provocarne la condanna e la fine ne giustifica la sopravvivenza e che la crudeltà, perché diventa tradizione, sia resa perenne.
Il papa Pio V, con la bolla De salute gregis, vietò nel 1567 le corride:
considerando che tali spettacoli sono contrari alla pietà e alla carità cristiana e desiderosi di abolire questi spettacoli sanguinosi e vergognosi, degni dei demoni e non degli uomini, proibiamo, sotto pena di scomunica e di anatema, nei quali si incorre ipso facto, che abbiano luogo spettacoli di questo genere.
La corrida non ha alcun elemento di necessità. E' solamente un gioco che offre lo spettacolo della morte. Non è moralmente giustificabile in nessun paese civile.
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