Carlo Faillace
Occuparsi del benessere degli animali in maniera sincera, senza trarne benefici e vantaggi di alcun genere, è sicuramente meritorio oltre che doveroso. L’amore per gli animali, però, non è sano se è disgiunto dall’amore per gli esseri umani
La sofferenza, pur essendo in certo grado comune a tutte le forme di vita, costituisce l’aspetto fondamentale della condizione umana, sia nelle sue manifestazioni fisiche che in quelle psichiche. Se ci si guarda attorno dimentichi dei nostri egoismi, ci troviamo difronte a delle realtà di sofferenza altrui dalle quali non ci si può sottrarre nè fuggire, fingendo d’ignorarle, non solo per una questione di sensibilità, ma sopratutto per nostro dovere.
Il turista “vispa teresa”che malauguratamente si reca in Myanmar (una volta si chiamava Birmania), porta denaro a una feroce dittatura militar-comunista. Visitando pagode e altri luoghi permessi, se vuole aprire gli occhi, dato che l’informazione è di scarso aiuto, potrà rendersi conto di trovarsi in mezzo alla miseria, al degrado, alla mancanza di libertà di azione e di parola, alla tristezza che caratterizzano i regimi comunisti. Difficilmente, però, si renderà conto della violenza della gestione del potere. Forse non saprà nulla del regno del terrore che continua ai confini con gli Stati etnici (Shan, Karen ecc.) colpevoli di reclamare la loro indipendenza, sancita da Patti (Panlong Agreement) e da una Costituzione che il regime militar comunista, impadronitosi del potere, ha gettato alle ortiche. Nulla sa del dramma di quei territori dove i crimini commessi dall’esercito quali schiavitù, stupri, uccisioni, deportazione di interi villaggi sono cronaca di ogni giorno. Forse la Vispa Teresa non sa che la Birmania è uno dei paesi più poveri al mondo (a causa del regime, che per imporre “la strada al socialismo” ha ridotto in povertà un paese una volta prospero), ma ha il secondo più potente esercito del sud-est asiatico e, stando alla W.H.O., ( l’Organizzazione Sanitaria Mondiale) è al secondo peggior posto per il suo stato sanitario. La malaria, la lebbra, la tubercolosi, l’elefantiasi, l’Aids e la polio sono malattie diffusissime.
La Birmania (Myanmar) è un paese geograficamente lontano da noi. Molto lontano dal nostro vivere quotidiano e molto lontano da ciò che ci uccide. Noi non moriremo a causa di una mina o della malaria o della tubercolosi o per denutrizione. Se non sarà la vecchiaia a portarci alla fine sarà un incidente stradale o l’abuso di uno stile di vita. Non verremo fermati a posti di blocco, imprigionati, stuprati, picchiati, fucilati o ci verranno bruciate le case e i raccolti. Nè correremo il rischio che i nostri bambini, nel tentativo disperato di una fuga dalla morte e dalla distruzione, vengano trovati nella foresta forse ancora vivi, ma semi mangiati dagli insetti nè, se uomini, di essere deportati per essere messi ai lavori forzati nella costruzione di opere pubbliche e se anziani non validi per il lavoro forzato, uccisi con un colpo alla nuca, come avveniva nei gulag sovietici, nè, se donne, di essere costrette a soddisfare i desideri sessuali dei militari e poi vendute nel mercato della prostituzione.
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Case bruciate dall’esercito birmano nella zona di Mount Sailung.
(by courtesy of shanland org) |
Il villaggio di Zang Ya nello Shan State distrutto dai militari dell’esercito
Birmano.
( by courtesy of shanland org) |
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Centinaia di migliaia di birmani (Shan, Karen ecc.) passano il confine con la Tailandia per fuggire dall’inferno. E si sommano a tutti gli altri profughi che fuggono dagli altri inferni dei “paradisi comunisti” e si riversano in Tailandia: vengono dal Vietnam, dalla Cina e addirittura a piedi dalla Corea del Nord
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| Profughi |
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Si crea così un pesante flusso migratorio clandestino che determina una serie di problemi legati alla illegalità e non facilmente risolvibili. La conseguenza più toccante di questo dramma umano è la quantità di bambini orfani o abbandonati. Orfani perchè i loro genitori sono stati trucidati nella distruzione dei villaggi da parte dei militari del Myanmar ed eventualmente portati in salvo in Tailandia dai volontari Rangers che li trovano nella foresta. Abbandonati perchè affidati a chi capita da madri disperate che li portano oltre confine nella speranza di dar loro una possibilità di vita migliore e nel tentativo di sottrarli a un destino che in Birmania (Myanmar) li vede commercializzati come beni di consumo.
Il numero degli orfanatrofi è, quindi, rilevante, perchè gli orfani e i bambini abbandonati sono tantissimi. E’ di loro che ci si deve occupare e quindi sono loro che diventano la preoccupazione primaria. Ed è quello che sto facendo. Ecco perchè ho intitolato queste note “Fuori tema”: per una volta vale la pena non parlare di animali o, per quel che mi riguarda, di cavalli.
D’altro canto in Tailandia gli animali stanno generalmente bene, grazie a una educazione e cultura buddista che ha, tra i suoi precetti fondamentali, quello di non causare sofferenza a nessun essere vivente. Non ci sono canili lagher nè le speculazioni sul randagismo: i cani, se abbandonati, vengono lasciati nei “wat”, i monasteri, dove vivono liberi negli ampi parchi e sono ben nutriti dai monaci. I cavalli godono del rispetto sia del contadino, (che quando il suo animale diventa vecchio per il lavoro, lo tiene con sè “pensionato” fino a quando durerà la sua vita) sia del vetturino, come quelli dei calessini di Lampang, che giunti a vent’anni vengono messi a riposo liberi in ampi terreni.
Ecco, per esempio, due fotografie che testimoniano il rispetto per gli animali: una di cani che vivono tranquilli all’interno di un monastero e l’altra di un cartello che si trova nel parco di un albergo e che dice: “Troverete diversi tipi di uccelli in giro per questo posto. Per favore non disturbateli. Grazie”
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Nelle foto qui sotto: Tom Berglund (a destra di chi guarda) ed io (a sinistra di chi guarda )durante una delle nostre visite alla scuola per orfani di Baanvanaluang, a nord, verso il confine con la Birmania.
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La scuola si regge in parte su fondi del governo tailandese (esigui) e sopratutto su contributi diretti.. Tom, ad esempio, ha donato quindici computers, si fa carico dello stipendio di un insegnante e si sta occupando a sue spese della costruzione di un nuovo dormitorio per i ragazzi. Il signor Allan Gustavson ha fatto costruire il dormitorio delle ragazze. Poi, naturalmente, ci si deve occupare di fornire ai ragazzi il vestiario, perchè arrivano che hanno (si e no) una maglietta e un paio di pantaloni o un vestitino ridotti in uno stato tale che devono essere buttati. La signora Gunya, direttrice della scuola, si occupa dei ragazzi con amore e passione e conosce di ciascuno i problemi e la sofferenza.
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| Io con alcuni orfani ospitati in un monastero |
Kin in divisa per il suo primo giorno di scuola, Bo, Mong ed io
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| Io con Kin (orfana di padre e di madre) e Bo, due bambine da me direttamente assistite anche grazie alle cure della nostra tata-mamma Mong |
Queste “gocce”, però, non risolvono l’enorme problema. Una gran parte di questi bambini non ha documentazione di identificazione e, una volta terminato il curriculum scolastico, si troverà ad essere in uno stato di illegalità. Il numero di immigrati clandestini è altissimo. Si pensi che nella provincia di Chiang Mai si conta, ed è una cira per difetto, circa un milione di soli Shan. Ad essi vanno aggiunti tutti gli altri gruppi etnici. Per il governo tailandese questo diventa un problema non risolvibile, anche perchè legalizzando i clandestini tutta la Birmania si riverserebbe in Tailandia.
Il dramma umano va risolto prendendo il toro per le corna e agendo sul regime che ne è la causa. Cominci il turismo a non recarsi nei paesi sottoposti a oppressione, mancanza di libertà e di rispetto dei diritti umani evitando di portare denaro utile all’acquisto di sempre più armi e alle tasche di una classe dirigente senza scrupoli, come la storia ha dimostrato succedere in tutti i paesi dove il comunismo si è preso il potere. Nè i politici e i governanti del mondo libero ossequino i ditttatori che tali governi rappresentano (ivi compreso il cubano Castro e il venezolano che lo sta seguendo a ruota) perchè in tal modo, riconoscendoli, ci si rende complici dei loro crimini. Forse isolandoli e disprezzandoli affretteremo la loro caduta e forse un giorno la Birmania e tutti gli altri paesi ancora sotto il giogo comunista saranno liberi e si porrà fine a tanta sofferenza.
C.F.
| N.B. |
Il prof. Faillace ha trascorso tre settimane nel Myanmar dove si è recato per aiutare una persona e riuscendo nell’intento. Si è anche potuto rendere conto della situazione.
Date certe difficoltà di comunicazione ha poi dovuto raccontare le sua scomparsa ad alcuni
amici preoccupati per non avere più sue notizie. Esiste quindi una nota che descrive le
esperienze vissute. Diretta a pochi intimi, è stata, però, messa ora a disposizione di chi è
interessato a saperne di più. Basta chiederla.
Se si verificasse un rilevante interesse per la drammatica vicenda storica che hanno dovuto
vivere lo Shan State, il Karen State e gli altri Stati che rivendicano la loro indipendenza con
una guerrilla che dura dal 1962 contro il potente esercito birmano, il Prof. Faillace sarà felice
di rendersi disponibile e scrivere in merito per far conoscere un dramma sconosciuto e taciuto
di gente semplice, contadini senza voce. |
Per chi sa l’inglese si consiglia la lettura di libri che illustrano molto bene il dramma della Birmania:
“Restless Souls” di Phil Thornton, Asia Books, 2006
“Long Patrol” di Mike Tucker Asia Books, 2003
“The Pa-O, Rebels and Refugees” di Russ Christensen e Sann Kyaw, Silkworm Books, 2006
“The White Umbrella” di Patricia W. Elliot, Friends Books, 2006
”Twilight over Burma” di Inge Sargent, University of Hawai Press, Asian edition Silkworm Books 2006.
“Burma in Revolt” di Bertil Lintner, Silworm Books ed. 2003
Si ringrazia Shanland Organization per le fotografie gentilmente concesse. www.shanland.org
Al momento di andare online abbiamo deciso di aprire un nuovo Web Site esclusivamente dedicato a questi drammi umani. Vi comunicheremo l’indirizzo.
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